Una nuova speranza per chi soffre di Atrofia dell’Osso Mascellare

Una nuova speranza per chi soffre di Atrofia dell’Osso Mascellare
Chi soffre di grave atrofia dell’osso mascellare, condizione che segue la perdita dei denti, nella quale si assiste ad una riduzione della quantità di osso ha un’altra possibilità per tornare a sorridere. Si chiama Amsji, acronimo che indica un impianto su misura che aderisce perfettamente alla superficie ossea del paziente e che viene fissato mediante minuscole viti che ne garantiscono la stabilità. Una tecnica all’avanguardia che viene praticata dal dottor Marco Rinaldi, medico chirurgo specialista in odontostomatologia alla Dental Unit della Clinica Privata Villalba di Bologna. Il dott. Rinaldi è editor di un libro recentemente (2023) pubblicato da Springer in lingua inglese sulle atrofie del mascellare “Implants and Oral Rehabilitation of the Atrophic Maxilla ed ha presentato la tecnica AMSJI a congressi internazionali come all’ Edentulism 2023 a Gran Canaria e all’ ICOI World Congress di Dallas in USA).
 

Dottor Rinaldi, che cosa si intende per AMSJI?

L’acronimo AMSJI significa “impianto sotto-periostale dei mascellari prodotto con tecnica additiva”.
In pratica si tratta di un impianto su misura per il paziente che viene costruito con un procedimento di stampa 3D, in base ai dati acquisiti con una tomografia computerizzata. E’ un impianto specifico per il paziente, come quelli utilizzati in altri campi della medicina per la sostituzione di parti del corpo con protesi individuali. L’impianto AMSJI aderisce con precisione alla superficie ossea del mascellare e si fissa con microviti allo zigomo e ai lati della cavità nasale (Figura sottostante). Queste sono zone ossee stabili che non vanno incontro a riassorbimenti significativi. L’impianto AMSJI, come tutti gli  impianti sotto-periostali, si posiziona al di sotto del tessuto gengivale ma sopra alla superficie ossea e non all’interno di questa come fanno gli impianti dentali tradizionali.  

In quali casi clinici può essere utile ricorrervi e che differenza c'è con le altre metodiche finora maggiormente utilizzate come l'implantologia zigomatica?


Le indicazioni all’utilizzo dell’AMSJI sono le gravi atrofie mascellari, cioè quando la perdita ossea non permette l’utilizzo di impianti convenzionali. Anche gli impianti zigomatici si utilizzano quando non c’è osso per impianti standard ma se l’atrofia è estrema gli impianti zigomatici possono non essere più indicati mentre l’AMSJI è teoricamente sempre possibile infatti Il prof. Mommaerts, eminente chirurgo maxillo-facciale dell’Università di Bruxelles, ha utilizzato l’AMSJI per trattare pazienti post-oncologici e post-traumatici con grandi perdite ossee. Attualmente questa tecnica viene usata anche per riabilitare con protesi fisse pazienti edentuli con atrofia ossea avanzata. Nella popolazione adulta sono moltissimi i pazienti, portatori insoddisfatti di protesi mobili, che pensano di non poter avere una protesi fissa per mancanza d’osso disponibile per gli impianti, per questi pazienti l’AMSJI rappresenta un’ ottima opportunità terapeutica. Nella nostra clinica eseguiamo ricostruzioni con innesti ossei, impianti zigomatici e AMSJI, ma solo una visita specialistica potrà stabilire quale tecnica sia la più indicata per ogni singolo paziente perché ci sono molti fattori da considerare nel processo decisionale. Oggi la situazione è ben diversa da quando, per più di cento anni, la dentiera rappresentava l’unica soluzione terapeutica.

La tecnica quali vantaggi può avere per il paziente?


Vorrei darle una risposta scientifica perciò le riferisco i risultati pubblicati dal gruppo di studio internazionale sull’AMSJI di cui faccio parte e coordinato dall’Università di Bruxelles. Il gruppo ha realizzato diversi studi clinici e scritto articoli pubblicati su importanti riviste scientifiche. Due studi in particolare hanno analizzato le impressioni riferite dai pazienti, tramite la compilazione di un questionario, dopo aver ricevuto un impianto AMSJI. I pazienti hanno mostrato un altissimo grado di accettazione e soddisfazione. I vantaggi della tecnica sono molteplici, la chirurgia è meno invasiva rispetto agli innesti ossei e all’implantologia zigomatica. La ripresa della funzione masticatoria è immediata. Nel caso fosse necessario rimuovere l’impianto l’intervento sarà più semplice e non vi saranno perdite ossee significative. Questo è un punto che mi preme sottolineare infatti, considerando l’età media dei pazienti edentuli o con dentatura terminale, che si rivolgono agli specialisti per essere riabilitati con impianti e protesi fisse è corretto anche pensare a cosa occorrerà fare in futuro  se sarà necessario rimuovere gli impianti a pazienti che allora saranno molto avanti negli anni. 

Quanto può durare l'intervento e quando può tornare a mangiare il paziente?

L’intervento si esegue esclusivamente in anestesia generale, quindi in ospedale e non negli ambulatori dentistici, dura circa un paio d’ore. Il decorso post-operatorio è simile a quello di una riabilitazione con impianti standard, un po’ di gonfiore, l’eventuale dolore sarà facilmente controllabile farmacologicamente. Il paziente entra in sala operatoria senza denti ed esce con una protesi fissa con la quale potrà subito masticare cibi soffici. Dopo due mesi circa la protesi provvisoria sarà sostituita con quella definitiva. Entrambe le strutture protesiche sono realizzate insieme all’AMSJI e consegnate al medico insieme all’impianto. In sintesi tutto è già pre-costruito con tecnica di stampa 3D.
 

Quali sono i materiali utilizzati e quanti anni possono essere efficienti le protesi indicativamente?


L’impianto AMSJI è realizzato con le più moderne tecnologie ingegneristiche, è un impianto “high-tech” ed ha alcuni brevetti. E’ realizzato in titanio di tipo 23 ELI che è la versione più pura della lega di titanio. Sono state eseguite simulazioni computerizzate per quindici anni di masticazione, che corrispondono circa a sei milioni di cicli masticatori. Non abbiamo ancora dati reali perché la tecnica è relativamente recente ma sta mostrando un’altissima percentuale di successo clinico. 
 
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